Una bellissima lettera “dedicata” al Nido d’Argento

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata al “Nido d’Argento” e alla responsabile Rita Babucci, da un familiare di un ospite.

“Ciao Rita, amica cara e sincera, sono qua a riempire queste pagine bianche con tanta tristezza e senso di vuoto, ma devo!

Non posso non esprimere a te e ai tuoi validissimi collaboratori la mia profonda gratitudine. Ho rimandato questo doveroso “incontro”anche troppo, tu sai che fino alla fine ho sperato di poter risolvere la situazione del papa, di riuscire a rimetterlo in piedi e far si che potesse tornare al nido d’argento che lui chiamava semplicemente “casa mia”!
Cosi non è andata e dopo lunga sofferenza si è spento,avendo trovato, spero, almeno un pò di pace.
Sento proprio la necessità, qui oggi, di dare a piena voce tributo a chi lo merita, ovvero a Rita Babucci e al centro nido d’argento che lei gestisce con dedizione, serietà, passione ed entusiasmo trasmettendo calore e sicurezza agli ospiti e ai loro familiari.
Il papa aveva ragione quando diceva che li ci si sente “a casa”, credo che giudizio più elevato e sentito non ci possa essere, nessun altro aggettivo potrebbe rispecchiare la realtà, potrebbe rendere giustizia al vostro lavoro, come questa “casa mia”.
La tua Rita è stata un’accoglienza con il “cuore in mano” non solo del nostro Giacomo, ma di noi tutti: moglie, figli e nipoti. Ci hai guidati nella comprensione della patologia e aiutati a interagire con il papa, ricordo ci dicevi sempre: “non dovete trattarlo da malato”.
Ci hai dato tanti consigli pratici, tecnici circa l’approccio nei momenti più difficili che in questa terribile malattia inevitabilmente si manifestano. Tutto ciò ha tranquillizzato lui e noi che ci siamo sentiti accompagnati, e ha reso possibile, quasi da subito evidenti miglioramenti del suo umore, del linguaggio e anche delle capacità cognitive. Questo, conseguentemente ha reso possibile, sia pure con impegno e fatica la sua gestione a casa diventata altrimenti quasi impossibile. Ci hai guidato in questo complesso e complicato percorso, facendolo sembrare naturale, alleggerendo le nostre giornate e arricchendo quelle del nostro Giacomo che ha avuto la possibilità di sentirsi ancora importante, attivo, parte integrante della società, mettendo così sempre al centro dell’attenzione la dignità della persona, con la consapevolezza e nel rispetto che dietro ad ogni sguardo “perso”ci sia una storia di vita.
Questa è stata per me la lezione principe, quella fondamentale: capire che nonostante questa malattia, che inizia a farti dimenticare le piccole cose e ti trascina per anni in un incubo al punto che non saprai più chi sei, dove vai e non riconoscerai i tuoi cari, fintanto che la mente avrà quei lampi di coscienza è necessario che siano  colti e rafforzati affinché le emozioni rimangano vive in loro.
Brava, anzi bravi! perche tutta la tua squadra è eccellente per la professionalità e la grande umanità con cui affrontano questo lavoro: la solarità, l’allegria frizzante di Rosa che , diciamolo, aveva con il papa un feeling particolare, la creatività e la forza del sorriso che appartiene a Nilvana, la giocosità di Giovanni, la dolcezza di Alessandro sempre pronto a prendere “botte”  al posto di qualcun’ altro, la precisione di Elisabetta sempre disponibile oltre il dovuto, ed infine tutti coloro che svolgono attività ricreative al centro, dalla musica, al disegno, alla cucina ecc. ecc.
Per non parlare delle mitiche gite, l’ultima fatta al mare è stata grandiosa, erano tutti emozionati come bambini a raccogliere conchiglie in spiaggia.
Insomma Rita noi, con voi, non ci siamo sentiti soli! e tu sai che in questa malattia che coinvolge tutta la famiglia questo purtroppo spesso accade: ci si sente soli.
Quindi il vostro merito, le vostre capacità, il vostro lavoro o semplicemente il vostro modo di essere merita tutto il plauso del mondo. Sono troppi i ricordi in quelle stanze, in quei corridoi, in quella calorosa cucina del nido d’argento, troppe emozioni venire li e non vedere Giacomo con passo militare e aria di controllo o dedito a qualche attività di canto o ballo o piuttosto a corteggiare qualche donzella, mi genera ancora sofferenza. Ma di una cosa sono certa, che ogniqualvolta penserò al nido lo penserò come  la “casa di Giacomo”.
Grazie di cuore a tutti voi!”